venerdì 24 maggio 2013

Fabio Gandolfi. Sulle orme di Roma Antica: il territorio fra le vie Nomentana e Salaria a Nord del fiume Aniene in Età Romana. 2/3. Principali avvenimenti accaduti presso le due vie consolari

Il territorio fra le vie Nomentana e Salaria a Nord del fiume Aniene in Età Romana. 2


Principali avvenimenti accaduti presso le due vie consolari. 1) Battaglia del Cremera. “Consul pro gente loquitur: "adsiduo magis quam magno praesidio, ut scitis, patres conscripti, bellum Veiens eget. Vos alia bella curate, Fabios hostes Veientibus date. Auctores sumus tutam ibi maiestatem Romani nominis fore. Nostrum id nobis velut familiare bellum privato sumptu gerere in animo est; res publica et milite illic et pecunia vacet." Gratiae ingentes actae. Consul e curia egressus comitante Fabiorum agmine, qui in vestibulo curiae senatus consultum exspectantes steterant, domum redit. Iussi armati postero die ad limen consulis adesse; domos inde discedunt.” (Livio II;48) Traduzione: “Il console parlò a titolo della gens: “Padri Conscripti, la guerra contro Veio esige ,come sapete, una difesa più assidua che ampia. Voi occupatevi di altre guerre, concedete ai Fabii i nemici di Veio. Siamo i fautori quindi sarà sicura la grandezza del nome di Roma. E' nostra intenzione condurre la guerra come se fosse una cosa privata; lo Stato è esente da soldati e denaro. Ci furono molti ringraziamenti. Il console, uscito dalla curia accompagnato da una schiera di Fabii, che stettero ad aspettare nel vestibolo della curia la decisione del senato, ritornò a casa. Ordinati di essere in armi il giorno dopo si trovarono all'entrata del console; dopo rientrarono nelle case.”
2) Battaglia dell’Allia. “Sed antecedente fama nuntiisque Clusinorum, deinceps inde aliorum populorum, plurimum terroris Romam celeritas hostium tulit, quippe quibus velut tumultuario exercitu raptim ducto aegre ad undecimum lapidem occursum est, qua flumen Allia, Crustuminis montibus praealto defluens alveo, haud multum infra viam Tiberino amni miscetur. Iam omnia contra circaque hostium plena erant et nata in vanos tumultus gens truci cantu clamoribusque variis horrendo cuncta compleverant sono.” (Livio V;37). Traduzione: “Ma con la notizia che avanzava e i messaggeri di Chiusi, di seguito poi di altre popolazioni, la velocità dei nemici produsse tantissimo terrore a Roma, infatti condotto a stento precipitosamente un esercito improvvisato fu portato all'undicesimo miglio, dove il fiume Allia, scendendo dai monti Crustumini in una gola profonda, non molto al di sotto della strada si unisce al fiume Tevere. Già in opposizione e tutto intorno vi erano nemici e gente idonea a inutili strepitii e riempivano tutta l'aria con minacciosi canti e orrendi vari frastuoni.” 2)“In altera acie nihil simile Romanis, non apud duces, non apud milites erat. Pavor fugaque occupaverat animos et tanta omnium oblivio, ut multo maior pars Veios in hostium urbem, cum Tiberis arceret, quam recto itinere Romam ad coniuges ac liberos fugerent. Parumper subsidiarios tutatus est locus; in reliqua acie simul est clamor proximis ab latere, ultimis ab tergo auditus, ignotum hostem prius paene quam viderent, non modo non temptato certamine sed ne clamore quidem reddito integri intactique fugerunt; nec ulla caedes pugnantium fuit; terga caesa suomet ipsorum certamine in turba impedientium fugam. Circa ripam Tiberis quo armis abiectis totum sinistrum cornu defugit, magna strages facta est, multosque imperitos nandi aut invalidos, graves loricis aliisque tegminibus, hausere gurgites; maxima tamen pars incolumis Veios perfugit, unde non modo praesidii quicquam sed ne nuntius quidem cladis Romam est missus. Ab dextro cornu quod procul a flumine et magis sub monte steterat, Romam omnes petiere et ne clausis quidem portis urbis in arcem confugerunt.” (Livio V;38) Traduzione: “Nell'altro schieramento non c'era nulla simile ai Romani, nè riguardo i comandanti, nè riguardo i soldati. Il terrore e la fuga aveva pervaso gli animi e la dimenticanza di ogni cosa, che la maggior parte fuggirono nella città nemica di Veio, pur essendoci l’impedimento del Tevere, piuttosto che giustamente andare a Roma dalle mogli e dai figli. Per un po' il luogo riparò le truppe di riserva; nel resto dello schieramento non appena fu udito il fragore da lato ai più vicini, alle retrovie da dietro, quasi ancor prima di vedere il nemico sconosciuto, non solo si ritirarono integri e illesi senza aver tentato il combattimento ma anche senza aver restituito il clamore; né ci fu alcuna strage tra i combattenti; le retrovie vennero uccise in combattimento tra di loro che si intralciavano nel disordine della fuga. Presso la riva del Tevere nella quale si era rifugiata tutta l'ala sinistra gettate le armi ci fu una grande strage, e molti inesperti a nuotare o stremati, con pesanti corazze e altre armature, annegarono; tuttavia la maggior parte si rifugiò incolume a Veio, da cui non solo non fu mandato alcun aiuto a Roma ma neppure la notizia della strage. L'ala destra che si era tenuta più lontana dal fiume e più sotto il monte, si diresse tutta a Roma e senza chiudere le porte della città si rifugiò nella cittadella.”

           
                                   


                              Fabio Gandolfi 









Questo articolo è riproducibile, del tutto o in parte, avendo però cura di citare chiaramente l'autore e le fonti.





 

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