martedì 21 aprile 2015

Riflessioni sul contributo allo studio della recente storia russa

Riflessioni sul contributo allo studio della recente storia russa

Il contributo di Cristian Collina sulla storia russa contemporanea dal titolo suggestivo è interrogativo: "Dalla democrazia senza stato allo stato senza democrazia? Continuità, dissenso e cambiamento nel modello politico russo" si presta a tutta una serie di profonde riflessioni sia sui cosiddetti "modelli politici" di cui Machiavelli è il primo e finora in superato esponente sia sulle peculiarità della storia russa.
Dopo il crollo del regime sovietico e la restaurazione del regime democratico parlamentare in Russia siamo stati in pochi a cercare di delineare sulla base dei documenti stampati i processi che hanno ortato alla restaurazione del regime capitalistico e dei partiti politici in Russia. Sottolineiamo questo abbinamento perché dopo la lezione di Machiavelli in Italia c'è stata la lezione marx-gramsciana e quindi riteniamo un grave errore metodo logico parlare di stato e democrazia senza fare riferimento alla struttura sociale esistente non solo in Russia, ma in ogni stato esistente in ogni parte del mondo. Nella seconda metà del Novecento gli storici e i filosofi marxisti italiani da Badaloni a Ragionieri, da Manacorda a Spriano, da Gruppi a Gerratana hanno messo in risalto la linea che da Marx a Engels passa attraverso Spaventa e Labriola per arrivare a Gramsci.
Orbene, è proprio Labriola che parlando in un suo celebre critto del rapporto fra struttura e sovrastruttura include anche le condizioni climatico geografiche problema che Cristian Collina non ricorda mai ed evita di prenderlo in considerazione un problema che, sia  detto senza malevolenza, avvicina stranamente l'analisi di Collina alla stereotipata storiografia "marxista" del periodo sovietico (che cercava di cacciare geografia dalla storia). Non a caso nel periodo sovietico la storiografia  sovietica messo il silenziatore ai grandi storici e geografi anarchico populisti come Kropotkin e Lev Il'iè Meènikov, fratello del premio Nobel per la medicina anno 1908, grande indagatore dell'Italia, del Giappone e di diversi altri paesi.
Per tutti coloro che hanno vissuto in Russia le condizioni climatico geografiche (e quindi anche per colui che scrive) sono assai peculiari e si differenziano notevolmente dall'Europa Occidentale. A queste particolarità vanno aggiunte poi anche le peculiarità della storia russa, fatti che rendono la storia russa particolare sia pure nell' evoluzione generale.
Si può parlare, come fa Cristian Collina, dello stato russo senza dire che questo stato deve governare un territorio che è circa un ottavo delle terre emerse, esteso su due continenti, con climi molto rigidi in cui l'estate dura al massimo due-tre mesi, con temperature che spesso raggiungono 30° sotto lo zero .... con una popolazione sempre più rarefatta man mano che si procede verso nord-est... E se questo è ancora nell' ordine naturale delle cose, non si può tacere che la storia di questo paese è tale che queste popolazioni sono spesso di etnie diverse disposte ad isoglosse con gradi di cultura profondamente variegati perché le varie popolazioni hanno livelli di cultura etc. differenti, professano religioni diverse hanno differenti gradi di evoluzioni civile. e . Date queste preme se la storia russa dimostra in ogni epoca ogni volta che si è allentata la verticale del potere, la società scompone si atomizza e la Russia si trasforma in un caos ingovernabile, tende a frantumarsi tutta la società civile.
Si noti che in Russia all'indomani del crollo del regime sovietico viene stampato un libro che nelle condizioni russe di quel momento è di per sé assai innovatore persino nel nome perché si chiama "politologia" stampato nel 1993 (1)
Fu un'opera collettiva di decine di studiosi russi prevalentemente dell'Università commerciale moscovita sotto la redazione di Iu. I Averjanov. In questa opera composta di quasi cinquecento voci non si trova quella ricorrente spesso nel saggio di Collina e della pubblicistica russa attuale di "verticale del potere", mentre con più concretezza storica alla Russia esiste quella di "politica demografica”.
Infatti, Putin a differenza di Eltsin e di tutti i ricercatori occidentali si è preoccupato di ritornare alla "verticale del potere", tradizionale sia nella Russia zarista sia in quella bolscevica. Non a caso sia Chrusev, sia Gorbaéev, sia Eltsin non sono riusciti a conservare il potere per più di 8-10 anni, mentre Stalin e Breznev lo hanno conservato fino alla morte naturale perché appunto il principio della verticale del potere lo ebbero è chiaro! Fu questo fatto un segno del destino personale o un dato che discende chiaramente da una determinata gestione del potere politico? Siamo propensi ad optare per la seconda soluzione. E allora mi si chiederà per quale motivo
I tre politici "spodestati" dai loro stessi fautori perché sono stati abbandonati? Ci riferiamo a Chrusev, Gorbacev e Eltsin. Chrusev fu allontanato da una congiura guidata da Breznev perché reo di aver creato il caos nello stato per avere suddiviso la direzione politico partitica, Gorbacev per aver dato il potere ai dirigenti delle aziende di fissare i prezzi delle merci che producevano e Eltsin per aver messo all'incanto la Russia portandola al fallimento economico finanziario.
Putin fin dal momento in cui fu nominato presidente si è preoccupato di riaffermare la forza e l'autorità dello stato reprimendo tutte le spinte etnico separatiste a partire dalla Cecenia, ha stretto una alleanza di ferro con l'unica forza rimasta in piedi anche sul piano ideologico e organizzato dopo i decenni di potere bolscevico, la Chiesa Ortodossa russa Patriarcato di Mosca con una concezione della vita familiare che riaffermava la necessità di una politica sociale di promozione dell' aumento demografico per impedire la caduta demografica rapida che era avvenuta negli ultimi anni sovietici e aumentata, se possibile, negli anni del caos eltiniano.
Chiunque fosse arrivato al potere in Russia e amasse il proprio popolo doveva impedire che la grave flessione demografica di quasi 20 milioni di persone non solo cessasse, ma doveva prendere tu provvedimenti per invertire la tendenza alla flessione demografica perché altrimenti la Russia avrebbe finito per perdere naturalmente parti del territorio come ha detto ripetutamente Vladimir Putin. Tutte le chiacchiere assurde dei politologi occidentali sul rapporto fra democratizzazione e stato senza considerare che lo stato esiste fino a che c'è una popolazione che lo abita, ma quando la popolazione scompare non c'è più né stato né democratizzazione!
Nelle condizioni russe la popolazione o meglio la sua densità decresce in modo esponenziale man mano che si procede da sud ovest a nord est. Qualsiasi vero governante ella Russia non può non partire da questa anomalia storica per correggerla perché pesa come una palla al piede della Russia che ne rende sempre difficili i movimenti e i rapporti con gli stati confinanti.
Secondo la politologia russa le principali direttrici della politica demografica sono: "la riproduzione e la migrazione della popolazione; la formazione del suo potenziale formativo; la composizione e la struttura delle risorse lavorative; l'orientamento professionale; l'organizzazione del lavoro; l'occupazione della popolazione" (p. 91).
Si potrebbe, sulla scia della pubblicazione russa del 1993, cosa significano concretamente le varie voci, ma rinvio alla sapienza dei lettori. Vale solo la pena di ricordare come sarebbe stato possibile realizzare tutto questo senza la verticale del potere in un paese come la Russia dove le varie etnie sono stanziate da sempre in modo assai frastagliato, anzi spesso in modo così confuso che è difficile scinderle.
Ma a volte ci sono isole di popolazione compatta che oltre ad essere isole etniche hanno la caratteristica di avere religioni diverse. Pare evidente che se non c'è una saggezza politica unitaria si sono create nel passato e anche nel periodo di Eltsin delle differenziazioni così stridenti da pro ocare il caos civile e sociale. In questi casi una democrazia astratta può solo provocare conflitti interminabili e insensati. La politica di Putin ha teso, fin dall'inizio, ad evitare la disgregazione della Russia e da questo pl}nto di vista si è sempre mosso con abilità e coerenza.
Da questo punto di vista la ricostruzione operata da Cristian Collina si avvicinano notevolmente soprattutto quando afferma: Putin, quindi ha in mente uno stato che "non ha un carattere congiunturale dovuto alle necessità del momento, ma vuole essere il volano di un nuovo modello politico economico" (p. 5). Quale modello? In primo luogo, la proprietà privata senza lo strapotere degli oligarchi; 2) un sistema democratico con una gerarchia di poteri dal centro alle periferie; 3) i poteri e le esigenze delle aziende private dovevano contemperarsi nell' ambito degli interessi dello stato. Eltsin soprattutto sul terzo punto non riuscì mai ad essere all'altezza del suo compito forse anche a causa della malattia che lo colpì. Forse il senso di colpa lo portò all'ubriachezza molesta dopo l'eccidio della Casa Bianca del 1993.
In un certo senso la soluzione in linea di principio fu trovata con la repubblica presidenziale russa senza contrappesi perché non ha mai previsto una vera limitazione dei poteri presidenziali. Il presidente oltre a dirigere la politica estera è comandante in capo dell'Esercito, nomina i dirigenti dei ministeri della forza, i cosiddetti siloviki (FSB, Ministero della Difesa e la polizia); e anzi, spesso, presiede di fatto il consiglio dei ministri ... E poi il presidente può sciogliere la Duma, di fatto, servendosi di un pretesto.
La confusione politico istituzionale che regnava sovrana negli ultimi anni del potere di Eltsin portò la Russia nel 1998 al fallimento finanziario dello stato russo con la contemporanea scandalosa mancanza del pagamento dei salari a milioni di operai. I nuovi capitalisti sorti d'incanto dalla ex nomenclatura del PCUS non solo non pagavano i salari ai dipendenti ma neanche le tasse allo stato.
Putin, appena nominato Presidente del Consiglio cominciò ad agire con coerenza sulla base delle linee guida contenute nella Costituzione russa fatta elaborare dal Eltsin ma di cui lui non si rese mai bene conto delle implicazioni a partire dalla pacificazione delle regioni russe e delle repubbliche autonome su base nazionale. E cominciò con la Cecenia ...
Ma ritorniamo alla malversazioni che se avessero continuato ancora avrebbero portato non solo ad una guerra sociale senza precedenti, ma anche alla frammentazione del paese che era già in una fase avanzata di incubazione e nel Caucaso di attuazione pratica.
Putin si è rivelato alla prova dei fatti un politico che vedeva chiaro e lontano. In poco tempo riuscì a realizzare una impresa ciclopica: far retribuire regolarmente i dipendenti pubblici e privati e poi gradualmente a far pagare le tasse ai nuovi proprietari-produttori. Ha avuto il coraggio di men re o far mettere sotto accusa grossi oligarchi che avevano evaso il - o per somme astronomiche (Chodorkovskij, etc.) La politica di Putin in certi settori strategici per la sicurezza dello stato riesce a recuperare quote azionarie e proprietarie di non secondaria importanza come ad esempio la Rosneft ... Si inserisce anche nel settore dei partiti con la costituzione di un proprio partito che dopo varie trasformazioni si chiamerà Edinaja Rossija (Russia unita), ma attraverso leggi elettorali adeguate a impedire la frammentazione politico elettorale che ha ridotto a soli quattro i partiti presenti alla Duma.
Successivamente si osservano a che flessioni rilevanti di Edinaja Rossija dopo la crisi finanziaria del 2008 con l'apparizione di gruppi e gruppetti critici verso la politica putiniana portata avanti con varie oscillazioni dal tandem Medvedev (Presidente della Federazione Russa) e Putin (Presidente del Consiglio) che non riusciranno mai a sfondare davvero nella capitale. Al massimo riusciranno i dissidenti a portare in piazza alcune decine di migliaia di persone per due o tre volte malgrado le previsioni fatte dai loro rappresentanti di manifestazioni sempre più numerose e più spesso fino alla cacciata di Putin. Previsioni che viste con i dati demoscopici che avvalorano un favore popolare dell' 88% a favore del Presidente Putin dopo l'annessione della Crimea e malgrado le difficoltà economiche dopo le sanzioni occidentali contro la Russia, sono previsioni che fanno sorridere per la loro assoluta fallacia di queste stesse previsioni. In genere da Nemcov a Noval'nij si sono dimostrati tutti palloni gonfiati dalla stampa occidentale. Comunque il saggio di Collina contiene tutta una serie di osservazioni fondate e valide che in gran parte prese in sé e per sé condividiamo, persino quella che nella soluzione portata avanti da Putin sulla questione cecena ci siano contraddizioni "stridenti" prima di tutto sul piano culturale e religioso in contrasto con il rapporto stato chiesa o meglio stato e chiese che regola le vita civile della Russia.
Anche a proposito della alternanza che di fatto è avvenuta fra eleggibilità dei governatori e di altre importanti cariche locali che fu soppressa e poi è stata reintrodotta da Putin dopo le manifestazioni del 2012, come afferma Collina, si potrebbe sottolineare che negli anni di Breznev e di Eltsin si erano formate mafie locali che andavano eliminate o quantomeno combattute con metodi straordinari dall'alto perché dal basso forse si riteneva impossibile data la compenetrazione sociale locale ... Solo la "verticale del potere" poteva limitare le influenze perniciose affrontandole in maniera variegata perché estremamente varie erano e sono le situazioni del mondo russo.
E' comunque, un fatto incontrovertibile che malgrado le difficoltà economiche e finanziarie dell'ultimo anno dopo l'introduzione delle sanzioni il sistema di governo rodato da Putin regge, non si sono ancora verificati sintomi di dissenso clamorosi. C'è stata solo la manifestazione di dissenso subito dopo l'assassinio di Nemcov che, però, è subito rientrata.
Questo vuol dire he l l'indirizzo del Presidente Putin lazione russa per ora segue litica estera sia interna. Se nel futuro si manifesteranno fatti nuovi non mancheremo di analizzarli e segnalarli.
Malgrado tutte le osservazioni giuste di Cristian Collina, il suo saggio che esprime compiutamente e succintamente i cardini della politologia e sociologia anglosassone non può e non avrebbe potuto afferrare il nocciolo della politica estera e interna di Putin che pur avendo preso le mosse e l'eredità (rovinosa) di Eltsin ha saputo per ora evitare le conseguenze perniciose per la Russia della politica dell' ex presidente. Infatti, so per notizia verbale certa, che Eltsin chiedeva ai suoi collaboratori come si faceva negli USA e alle loro decisioni si atteneva.
Questo modo di procedere portò per due volte la Russia sull' orlo della guerra civile e nel 1998 al fallimento economico finanziario.
Putin, avendo vissuto molti anni all' estero si era documentato sulle acquisizioni della storiografia e la sociologia dei russi emigrati. Quindi aveva conosciuto da vicino sia le teorie della nazionalità ufficiale, sia degli occidentalisti, degli slavo fili, sia dei nazionalisti monarchici grandi russi e infine dei menscevichi, ma soprattutto l'euroasismo.
A leggere oggi la politica di Putin alla luce di quello che accade non si può non dare grande risalto alle teorie euroasiatiche applicate alla prassi. Il mondo russo (che non è solo quello dei russi) comprende tutti i popoli che sono stati profondamente influenzati dal modo di vita russo compresi quelli dell'Asia centrale e del Caucaso. Dirò di più. on è solo la creazione del mercato comune euroasiatico che rende la politica di Putin vicina alla teoria euroasiatica, ma l'annessione della Crimea e soprattutto la guerra nell 'Est ucraino ha fatto dimenticare ai russi (e non solo a loro) le differenze fra "bianchi" e "rossi" e a ricompattare il mondo russo per il suo modello di civiltà che non e esattamente quello anglosassone, ma quello che deriva dalle loro particolarità climatico-geografiche, etnico religiose e storiche. La metodologia della sociologia anglosassone non riesce nel mondo russo ortodosso, come in quello buddista, islamico e induista o capirli e spiegarli fino in fondo cioè non vede i vari "modelli di civiltà".
  
l) Politologija. Enciklopediceskij slovar', Izd.vo M.K.U. 1993
                                                                                                      
                                                                                                                        
                               


                                Renato Risaliti












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