mercoledì 31 luglio 2013

Renato Risaliti. Le attuali sollevazioni nel mondo islamico (in particolare in Africa settentrionale) Relazione al Convegno in San Domenico, Pistoia, 9 marzo 2011

Le attuali sollevazioni nel mondo islamico (in particolare in Africa settentrionale) 2011.03.09

Prima di venire qui mi sono riletto le note che avevo ascritto circa 20 anni fa sull’Egitto e la Tunisia pubblicati per la prima volta su “Vita Sociale” e “Koinonia”, e poi ripubblicate nel mio volume Alla ricerca del Paese felice (1999) e in quello recente (2011) Ricordi.
Non ho nulla da cambiare.
Però tutti i giornalisti e tutta la stampa italiana non potrebbe ripubblicare quello che avevano stampato senza vergogna.
E perché?
Perché erano menzogne allo stato puro. Mubarak e Ben Alì sarebbero state le immagini dell’islam moderato. Già questi moderati hanno ordinato di uccidere centinaia di persone in Egitto e altrettante in Tunisia.
E, purtroppo, siamo solo all’inizio. Questo perché è avvenuto? E’ doveroso chiederselo.
1) perché la nostra stampa è alla periferia dell’impero americano, ormai in completa decadenza e ritirata  e descriveva la situazione che i centri di ricerca americani diffondevano.
La verità è che la CIA attanagliata da insanabili conflitti interni non riesce a fornire informazioni precise ai suoi committenti politici che sono ossessionati dal concetto del politically correct (politicamente corretto) perché i regimi tunisino, egiziano, saudita, libico, etc. mascheravano la loro intransigenza politico religiosa islamica sotto il manto dell’amicizia con gli USA.
In verità anche i centri di ricerca sul Medio Oriente fanno ricerche superficiali e avventate prima di tutto perché, anche loro, per avere fondi statali agiscono, ricercano e analizzano la situazione del Medio Oriente secondo lo schema prefissato del politically correct, schema aggravato da erronei schemi americani della loro sociologia che è, sì, capace di vedere prima di altri i punti deboli, ma poi non è in grado di approfondire la ricerca.
Sono anni che nei miei scritti mi sforzo di ripetere che l’islam moderato è una semplice autoillusione americana fino a che non si rivedranno i cosiddetti fondamenti dell’islam così come sono stati codificati nei primi tre secoli dell’egira cioè verso il X secolo dell’era cristiana. Vale la pena ripeterli:
a) Sei miscredente? Ogni retto musulmano ha l’obbligo di ucciderti (parlo di dovere !) immediatamente.
2) Sei un apostata? Cioè dall’islam passi al cristianesimo o l’ebraismo. La stessa pena.
3) Sei un dissenziente? La stessa pena.
E’ ovvio che con queste tre premesse “teologiche” non si può affermare nessun regime democratico, ma solo la caricatura della democrazia.
Per rendere permanente un regime democratico in un paese islamico è necessaria una riforma religiosa che riveda questi cosiddetti fondamenti che sono fondamenti di violenza continua su tutta la società.
In questo aveva perfettamente ragione Benedetto XVI che nel suo discorso “programmatico” di Ratisbona e con il quale dichiarai subito il mio accordo. La situazione è ulteriormente aggravata da altro. Nell’islam è praticamente assente un concetto chiave del tomismo cioè “il bene comune”.
La confusione mai risolta fra società religiosa e politica cioè fra Stato e Chiesa ha condotto tutti i paesi in cui si è verificata la conquista arabo islamica, dopo una prima fioritura, ad un processo inarrestabile di desertificazione in senso lato.
Gli arabi erano una popolazione nomade e tali sono rimasti in grandi proporzioni.
Naturalmente come tutti i popoli conquistatori si sono fusi con la popolazione locale nel corso del tempo ed hanno finito per creare popoli nuovi.
Uno dei miti più eclatanti del nasserismo in Egitto e altrove è stato quello che esistesse ancora una sola nazione araba. Era un mito e come tale ha fatto fallimento ovunque in pochissimo tempo.
Quando sono esplosi i  moti di rivolta prima in Tunisia e poi in Egitto ero in ospedale. Il caso ha voluto che mio vicino di letto fosse un egiziano copto. Costui mi ha confermato quello che già in parte sapevo e cioè che in Egitto i copti, cioè la popolazione originaria, è molto di più del 10% di cui parla tutta la stampa mondiale, ma arriva forse al 30-35% della popolazione e nell’Egitto centrale è la grande maggioranza della popolazione.
La classe dirigente rappresentata in primo luogo dall’esercito e dai funzionari è islamica e opprime in modo più o meno velato in infiniti modi i copti che resistono alle loro continue pretese di ogni genere..
I cristiani in Egitto sono più numerosi che negli altri paesi del Medio Oriente perché l’islam arabico è spesso un modo di vita più che una fede.
L’islam egiziano non ha mai potuto emarginare i copti perché il modo di vita è quello di una popolazione agricola non nomade ma stanziata stabilmente sulla terra da moltissimi secoli (forse 7000 anni) a causa delle esondazioni annuali del Nilo, esondazioni che in seguito alla separazione del Sud Sudan dal Sudan e dei piani di sfruttamento delle acque del Nilo da parte dei paesi nilotici dell’Africa centrale possono e potranno provocare serie crisi senza precedenti e una guerra fra i diversi stati africani anche entro pochissimi anni.
Anche gli arabisti europei, a partire dai francesi, hanno grosse colpe, hanno fatto sempre finta di ignorare il conflitto più grave del Maghreb: quello fra popolazioni arabo islamizzate della costa e quelle berbere dell’interno. E’ un conflitto che va avanti da 25 secoli: dalla colonizzazione dei fenici.
Le “Monde diplomatique” è lo specchio abbastanza fedele delle infedeltà dei francesi nella analisi delle società multirazziali dell’Africa settentrionale.
L’aspetto più grave della mancata analisi di quelle società islamiche viste in modo differenziato paese per paese, perché la situazione storica, economico sociale e culturale religioso è diversa. I Centri americani di ricerca per primi sono responsabili di queste analisi, ma anche il nostro IAI è colpevole di aver seguito più o meno pedissequamente quelli americani o francesi.
Ma allora perché queste esplosioni simultanee di rivolta? E qui la stampa occidentale dà un’unica risposta: la sete di democrazia, è nata una classe media del mondo globalizzato.
Una parte minore di una verità.
Ricordo ai cristiani presenti che cosa dice la prima invocazione del Padre nostro? “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. La stampa, tutta, finge di ignorare che i prezzi del grano sono aumentati del 70%. In paesi dominati da oligarchie corrotte oltre ogni credibilità che domina spesso popolazioni etnicamente eterogenee questa è stata l’ultima goccia che ha fatto travalicare il calice della sopportazione.
Ad esempio la Libia non è abitata solo da arabi, ma anche da berberi, tuareg e tabu. E poi forse la divisione di base è data dall’esistenza di numerose tribù (almeno 143). La democrazie è un concetto limitato al solo capo tribù. Il resto sono solo sovrastrutture mentali di noi occidentali. Nell’islam il concetto di democrazia non si trova.
E’ il capo tribù e solo lui che concede o nega la fedeltà al capo che sta a Tripoli. Il rischio che da una triplice divisione (Senussia,Pirenaica, Tripolitania e Fezzan) si passi alla diaspora di tipo somalo è assai concreto.
Infatti nessuno di questi centri occidentali di ricerca aveva previsto le esplosioni di rivolta di oggi. Tutti si erano cullati nell’autoillusione che tutto fosse chiaro e spiegato.
E’ bastato l’aumento del prezzo delle derrate alimentari per far crollare l’edificio di illusioni dei centri di ricerca occidentali.
Nessuno dei corrispondenti in loco aveva mai riferito le infinite violenze di cui erano e sono oggetto tutte le minoranze che a volte come i berberi nel Magreb sono e rimangono la grande maggioranza della popolazione. Solo in Libia i berberi sono una minoranza ma assieme a loro ci sono i tuareg e i tabu. E chi sono i capi tribù che rimangono fedeli a Ghedaffi? Quali i gradi di parentela e interessi fra loro?
L’aspetto più grave della situazione sociale politica e culturale di queste popolazioni profondamente ingenue è che sono disabituate alla  lotta politica da sempre. Infatti, spesso e volentieri l’unico luogo di aggregazione sono le moschee e questa una delle ragioni del successo del fondamentalismo. Perché è solo nelle moschee che si opera fattivamente la beneficenza e l’accoglienza sociale.
Basterà un minimo errore occidentale per riaccenderlo in violente fiammate.
Va escluso l’Egitto (e/o la Siria e Irak) dove ci sono minoranze cristiane che, però, da secoli sono state abituate alla sottomissione alle autorità islamiche e fortemente abituate all’arbitrio violento, da sempre, dall’epoca della conquista di queste stesse autorità. I soprusi personali e sociali sono infiniti e spesso impercettibili.
E’ evidente che la mia visione della condizione dei cristiani nel Mashrek è profondamente antitetica a quella di Franco Cardini o dei francescani di Terrasanta tutta basata sull’unità mistica dei cristiani senza tener presente quello che è stato lo specifico nel sociale nella dottrina neotomista. E soprattutto la condizione sociale dei cristiani nel Mashrek.
Il gregge cristiano quando non ha organizzazioni sociali che lo uniscono, quando c’è la repressione violenta tende a disperdersi. Questa è una semplice verità che ai vari Pizzaballa non viene neanche in mente.
Ma ritorniamo alla questioni di ordine generale. Va detto che questa ondata di rivolte in tutto il Medio Oriente è il primo contraccolpo alla forte crisi economica che ha portato per le enormi masse dei diseredati di questi paesi ad un notevole aumento dei beni di prima necessità e in particolare delle derrate alimentari, del pane in particolare, ma è anche perché in seguito all’espansione produttiva di ben tre  se non quattro mezzi continenti (Cina, India, Brasile e ora anche Sud Africa) c’è stato un aumento dei consumi e quindi una accresciuta domanda di grano e cereali per non parlare di carne ed altri prodotti di prima necessità di impossibile portata per enormi masse umane, anche se in Cina si è cercato per tempo con leggi che non permettono più di un figlio se non a determinate condizioni di maggiori tasse. Anche la scelta USA di usare molti cereali per creare gas e petrolio ha avuto un grosso peso in questi aumenti dei prezzi dei cereali.
L’aumento della popolazione mondiale, soprattutto nel cosiddetto terzo mondo con la contemporanea regressione o stasi demografica nei paesi industrializzati è fonte di nuovi e possibili gravi squilibri mondiali nei rapporti di forza reale a livello mondiale e non si sa dove andranno a parare nel prossimo futuro.
Già si è visto l’afflusso di un numero enorme di profughi dalla Tunisia, ancora non si sa quanti potranno essere dall’Egitto e/o dall’Iran e a maggior ragione della Libia. L’esodo improvviso di tante persone può essere solo una valvola si sfogo provvisorio nell’immediato, ma può provocare un ulteriore declassamento economico di tanti stati islamici.
In ogni caso dimostrano che questi paesi hanno classi dirigenti inadeguate rispetto alle necessità, corrotte, senza prestigio sociale, un potere spesso esercitato con la violenza allo stato puro.
In molte zone, dicevo, l’unica autorità è il capo tribù che spesso usa l’interpretazione cranica a suo libito per giunta insindacabile.
Ma questo non potrà non portare ad ulteriori gravi conflitti sociali con esiti imprevisti e imprevedibili
Già oggi, come ha dimostrato F. Roiatti nel suo saggio Il nuovo colonialismo (Università Bocconi, 2010), nel 2050 sulla terra vivranno presumibilmente 9 miliardi di persone. Per nutrire tutti sarà necessario produrre circa un miliardo di tonnellate in più di cereali.
Il cibo assieme all’acqua stanno sempre più diventando problemi cruciali. Ci sono paesi come la Cina, l’India ma anche Arabia Saudita, Libia e Corea del Sud e gli Emirati arabi che dispongono di notevoli risorse finanziarie ma non di territori ampi di terra agricola e coltivabile e che hanno incominciato a comprare o affittare terra in altri paesi e/o continenti come l’Africa e l’Asia.
Dal luglio 2007 all’aprile 2009 quasi 20 milioni di ettari di terra coltivabile sono stati oggetto di negoziati e accordi fra governi e società private.
Nel libro si racconta chi sono questi neocolonialisti e dove agiscono e quali insidie o opportunità si presentino a loro. Un discorso particolare andrebbe fatto, anzi va fatto, sulla persistenza di regimi tribali in quasi tutti se non tutti gli stati arabo islamici delizia e croce, o se volete causa e effetto o meglio una delle cause delle attuali convulsioni economico sociali. E’ chiaro che il sistema tribale è in perfetta antitesi con la globalizzazione in atto in tutto il mondo. La contemporaneità di queste sollevazioni ricorda il nostro fatidico 1848. E se il 1848 segnò di fatto la fine della Santa Alleanza queste sollevazioni segneranno la fine del regime tribale un po’ in tutti i paesi oppure causa ed effetto di tumulti senza fine come in Somalia? E’ molto probabile che i fondamentalisti cercheranno di convogliare il profondissimo divario sociale contro Israele, ma sono tentativi destinati a ritorcersi contro di loro. Non ci si può cibare di miti. L’incapacità delle classi dirigenti arabe è sotto gli occhi di tutti e soprattutto delle masse enormi di poveri senza arte né parte, senza lavoro. In molti paesi la lotta sta assumendo carattere di lotta fra una minoranza privilegiata sunnita e una maggioranza poverissima sciita. In altri come l’Arabia Saudita è destinata ad assumere i caratteri della lotta fra popolazione (cristiana) immigrata e élite araba locale musulmana. Insomma ci troviamo davanti ad una grande varietà di situazioni che è difficile prevedere quali e quante diverse soluzioni si potranno verificare. Molto dipenderà dall’atteggiamento delle parti in lotta nel corso concreto delle immancabili lotte future. Ogni previsione è quindi prematura.
Conclusioni.
Il processo di scomposizione e ricomposizione di tutta la fascia che va dall’Atlantico al Golfo Persico ha origini e motivazioni complesse ma i due elementi scatenanti sono la crisi social alimentare e generazionale che l’ha resa esplosiva per le gravi deficienze  delle classi dirigenti islamiche guidate da una religione/modo di vita in contrasto stridente con la società globalizzata. Le giovani generazioni sono state toccate dai media e possono fare i loro confronti.
E’ possibile che ci siano linee di questo tipo:
Maghreb: disgregazione fra società arabizzate e berberi (Marocco, Algeria, Tunisia). Per tenerli ancora uniti secoli di vita in comune sono importanti come anche la superiorità della cultura araba. Disaggregazione della Libica e del Sud Sudan dal Sudan ormai avvenuta. Maggior peso dei copti in Egitto.
Mashrek: creazione di enclaves cristiane fra Libano, Siria e Irak. Creazione di un grande stato curdo che ridurrebbe molto la potenza turca (circa il 40% del territorio) e la sua importanza geostrategica. Possibili secessioni in Iran e Pakistan.
Uno scenario dei prossimi 20/50 anni ad essere ottimisti.


                                                                                                                 
                          

                             Renato Risaliti



























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