sabato 17 agosto 2013

Renato Risaliti. Egitto 2013

Sugli avvenimenti egiziani

Sarebbe facile e semplicistico ricordare che tutta la stampa italiana  (e anche occidentale) due anni fa quando furono rovesciati  i regimi cosiddetti laici tirannici di ben Alì in Tunisia, e di Mubarack in Egitto, parlò erroneamente  di “primavera araba”.
Era un tragico autoinganno che aveva una origine nelle erronee impostazioni culturali della sociologia e storiografia americana che non hanno mai voluto vedere la realtà della cultura islamica basata dal VII secolo dall’Egira su una identificazione totale fra stato e religione, fra politica e religione: Questa erronea  impostazione culturale fondata sulla incapacità  a definire la shariah per quello che è: una concezione interpretativa, unica e totalitaria, della società e quindi assolutamente antinomica ai principi della civiltà occidentale.. Ma questo modo di procedere andava e va benissimo ai americani, sia repubblicani che democratici, per consolidare l’alleanza di ferreo con la monarchia feudale dell’Arabia Saudita e con tutte le fo9rze feudali del mondo arabo e musulmano. Anzi su questo autoinganno si basa la politica americana e occidentale per tenere divisi i paesi del Medio Oriente fra loro e al loro interno. Questo errore iniziale èstato ulteriormente aggravato dalle errate valutazioni iniziali sull’origini dei tumulti popolari che non avvennero, come fu gabellato da tutti i mass media, dal desiderio di libertà di questi popoli  da regimi oppressivi, vessatori, corrotti  oltre ogni credibilità, ma anche e soprattutto per il peso insopportabile della crisi economica e dell’aumento del 70%  del prezzo delle granaglie. La gente moriva letteralmente di fame. Com’è sempre successo nella storia di tutti i popoli quando il popolo ha fame non cìè religione che la possa attenuare: i popoli si ribellano. Così è sempre stato, è e sarà fino a che il sole brillerà sulle sciagure umane. Morsi e i fratelli musulmani hanno approfittato del momento per promettere un miraggio: i principi coranici e dell’islam produrranno il miracolo. La gente in larga misura vi ha creduto, ma è stata, come era da attendersi, crudelmente delusa. Piazza Tahir stracolma è stata la testimonianza più cocente di questa delusione. Morsi, sul quale Obama aveva fatto tanto affidamento data la sua educazione americana, si è dimostrato un incapace, un integralista islamico, assetato di potere per sé e i suoi collaboratori.
L’Esercito ne ha approfittato per riprendersi  il potere che a partire dal 1952 ha sempre avuto. In sostanza si sono permessi di bloccare per settimane il normale  traffico della capitale. Avvertiti ripetutamente invocavano il ritorno di Morsi e di tutte le sopraffazioni  islamiche cui avevano dato prova i cosiddetti “fratelli musulmani”.
Errore nell’errore, quest’ultimi si sono presentati alla prova con le armi in pugno. Le decine di agenti uccisi dimostra che gli islamisti già avevano le armi e che poi hanno resistito con la forza di quelle armi. L’Esercito, la forza politico-militare più moderna in Egitto e in tutto il Medio Oriente li ha sconfitti sul campo. Ora deve addirittura proteggere gli islamisti. Come abbiamo visto in tv nella moschea  Al Fatah, dall’ira popolare.
Questi i fatti!
La lezione da trarre:

1)      si dimostra  una volta ancora che con il fanatismo religioso non si può risolvere nessun problema sociale;
2)      l’Occidente ha appoggiato, con un autolesionismo incredibile, le forze più arretrare delle società islamiche;
3)      e ora quella strada, dopo aver provocato questi conflitti sanguinosi ha raccolto solo due risultati:
                       
                        a)      ha diviso quelle società per continuare a                                             sfruttarle meglio;
                         b)      non ha vere alternative da proporre.

                                                                                        
                                     

                                Renato Risaliti








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